Se siamo atroci ed immondi nella rabbia di esistere,
ammaliamoci di solidarietà.
I figli di cui vi parlo,
sono liberi dall’ipocrisia e da pensieri lambiccati.
Sono il volto umano di un deplorevole destino.
La vita nel suo dispiegarsi quotidiano,
deve riscattarli.
Teneri germogli,
non dragati dal ventre materno,
sono accolti da una volontà buona,
che si offre arbusto maturo per avvolgere intorno a sé le loro radici avventizie.
Delicate piante rampicanti,
che crescono con fusto debole
ancorandosi.
Ma lascio le metafore .
E ti penso fratello, ti afferro e sorreggo
con un sorriso autentico.
E ti penso bambino, con la tua sete di amicizia, con la tua genuina essenza.
Se un germoglio ha bisogno dell’acqua per crescere,
un piccolo uomo ha bisogno di amore.
Come fossi tua madre, ti colgo bisognoso di cure.
Ed ho commozione, stupore e coraggio per assicurarti a me e curarti.
Gli occhietti piccoli, il nasino all’insù, ed il visino tondo.
La fragilità di essere come tanti ma pochi.
Nessuna istruzione su teorie edipiche
ma un accoccolarsi inconsapevole.
E’ mia, la fatica di guidarti ed assicurarti
a tranquilli mortali che del tuo sorriso vivranno,
considerando te il miracolo che sublima l’esistenza.
In te c’è il soffio eterno,
l’essere esattamente uguale a colui che trascende noi stessi.
A voi rivolgo un monito.
“Provate a staccarvi dal banale pensiero di una aritmetica cromosomica
“Raccolta “La via della seta”.