Non siamo il compasso,
né la linea perfetta.
Siamo la mano che trema
nel tracciare il segno,
l’errore necessario
che rivela l’abisso.
L’infinito non chiede misura,
ma ascolto.
E nel silenzio
di ciò che non si conta
l’uomo, per un istante,
impara a tracciare una soglia
e non un confine.