Siamo arrivati all’appendice poetica, perché quello che vi ho presentato in questi tre giorni è una triade letteraria che riconosce soglie invisibili e che, se non riusciamo ad attraversarle, ci invita almeno a sostare sul confine .
Sono tre forme di avvicinamento a ciò che può essere detto solo per approssimazione.
L’epigrafe filosofica apre il testo come limen concettuale, che non introduce spiegando, ma disponendo lo sguardo. È una soglia del pensiero, un punto di passaggio in cui il lettore è invitato a sospendere la certezza e ad abitare la domanda.
Segue la poesia I geometri del mondo, corpo centrale e rivelativo della triade.
Il linguaggio come interrogazione del sapere umano e dei suoi limiti.
Il geometra diventa figura simbolica dell’uomo che misura, ordina, interpreta l’infinito, restando tuttavia ramingo, incompiuto, esposto al paradosso del conoscere.
L’appendice poetica non conclude, ma risuona. È un’eco.
Questa triade non pretende di spiegare, né di attraversare , ma di mostrare che ,se vogliamo ,il confine potrebbe diventare una soglia per andare oltre la nostra realtà ontologica.
Vi saluto con un monito:
“sostate sulla soglia, dove il pensiero incontra il confine, e lasciate che la vostra percezione vi conduca oltre.”