1° dialogo tra la Poetessa Weruska Costa e il Signor Felice Taccuino.
Felice :“Poetare se stessi”… cosa vuol dire?
Weruska: Trasmutare i propri pensieri in poesia. Sublimare la propria esperienza di vita e convertirla in versi.
F.: Perché dovrei farlo?
W.: Se ti piace avere cura delle tue emozioni e ascoltarle, scrivere può diventare un gesto di amore verso te stesso.
F.: Ma se non l’ho mai fatto… come posso iniziare? Sarò capace?
W.: Caro Felice — mi permetto il “caro”, perché riconosco in te la purezza del bambino che voglio accogliere e istruire con cura.
Scrivere non è un mestiere (potrebbe diventarlo), ma — soprattutto se lo chiedi a me, che scrivo poesie — è esprimere il proprio mondo interiore.
È manifestare il modo in cui “filtri” tutto ciò che ti arriva dal mondo esterno.
“Poetare se stessi” non è riservato a chi pubblica libri. Ogni parola che scrivi o pronunci, che manifesta un tuo pensiero, è un atto di resistenza alla superficialità. È un piccolo atto di libertà.
Esprimere ciò che vuoi è sacro per te. Ti dà un potere enorme, perché affermi chi sei. È riconoscersi allo specchio.
F.: Ma non conosco tantissime parole… e non so se quello che scrivo ha senso.
W.: Spiegami: perché non dovrebbe avere senso?
F.: Non lo so di preciso… magari sbaglio a usare una metafora, una similitudine… e se poi faccio una brutta figura? Se poi mi contestano perché non piace?
W.: È vero, potrebbe non piacere ciò che scrivi — così come sarà successo che a qualcuno non sia piaciuto ciò che hai detto con la tua voce.
Ma non per questo hai smesso di parlare.
Tutti sono come te: vivono, pensano, si nutrono di cose diverse… ma ricevono stimoli proprio come te.
Se vuoi, posso spiegarti come iniziare a occuparti delle tue emozioni e a mettere al centro del tuo mondo te stesso. E fare in modo che tu riesca a prenderti cura di te. Il resto verrà da sé.
F.: Va bene… aspetta, prendo nota.(Sorride)
W.: Bene, sei pronto? Hai preso il Taccuino? …Scusa, volevo dire il taccuino.
✍️ Prima lezione: Scrivere una poesia.
1. Raccogli le impressioni personali.
Annota tutto ciò che ti viene in mente: un ricordo, un’emozione improvvisa, una scena che ti ha colpito. Non giudicare: scrivi.
2. Scegli un “microcosmo” da esplorare.
Può essere un oggetto, un luogo, un sentimento. Focalizza la tua attenzione su un dettaglio.
Ad esempio: un lago, un vecchio ciottolato, il portico della casa in montagna…
Queste immagini possono innescare nostalgia, gioia o tristezza. E già avrai molte sensazioni da cui partire.
3. Dai una “veste poetica” con metafore e similitudini.
Per esempio: invece di dire “ero triste”, potresti scrivere:
“La tristezza mi avvolse come la nebbia di novembre avvolge la pianura.”
4. Ascolta il ritmo e il suono.
Leggi più volte a voce alta ciò che hai scritto, per capire dove cadono le pause, dove vuoi rallentare o accelerare con il pensiero. Il suono delle parole è parte della poesia.
F.: Grazie Weruska… mi sento un po’ più pronto. Credo che il mio taccuino oggi sorrida.
W.: Quando scriverai la tua prima poesia, leggila sottovoce.
Se ti emozioni anche solo un po’… vuol dire che hai cominciato davvero a “poetare te stesso”.
Ti aspetto al prossimo dialogo.
Segui i progressi del Signor Taccuino Felice.